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November 25 Botte a ragazzo down, sequestrato il video (28 marzo 2007)
l'accusa: non hanno esercitato il dovuto controllo, violati i diritti fondamentaliVideo choc su ragazzo disabile, chiesta condanna per quattro dirigenti GoogleNel filmato, realizzato in una scuola di Torino, un allievo Down veniva insultato e picchiato dai compagni
MILANO - I pm di Milano Alfredo Robledo e Francesco Cajani hanno chiesto la condanna a pene comprese tra 6 mesi e un anno di reclusione, per quattro dirigenti ed ex dirigenti di Google accusati di concorso in diffamazione e violazione della privacy in relazione al tristemente noto video caricato su Google Video nel 2006, in cui un minore disabile veniva insultato e vessato dai compagni di scuola di un istituto tecnico torinese. In particolare, i pm nella loro requisitoria davanti al giudice monocratico della Quarta sezione penale di Milano hanno chiesto la condanna per tre imputati a un anno e per uno di loro a 6 mesi. IL PRIMO CASO - Si tratta del primo processo a carico di dirigenti del più famoso motore di ricerca al mondo, relativo alla pubblicazione di contenuti sul web. In particolare, i pm hanno chiesto la condanna a un anno di reclusione per David Carl Drummond, ex presidente del Cda di Google Italy e ora senior vice presidente, per George De Los Reyes, ex membro del cda di Google Italy e ora in pensione, e per Peter Fleitcher, responsabile delle strategie per la privacy per l'Europa di Google Inc. Per Arvind Desikan, responsabile del progetto Google Video per l'Europa, invece, l'accusa ha chiesto una condanna a 6 mesi di reclusione. Il video in cui il minore portatore di handicap veniva insultato e deriso dai compagni di una scuola torinese, venne girato a fine maggio 2006 e caricato su Google Video l'8 settembre 2006, dove rimase online fino al 7 novembre. Il filmato era inserito nella categoria «Video più divertenti» ed era arrivato al 29/o posto dei video più cliccati, con 5500 contatti. Nelle scorse udienze del processo, che si svolge con il rito abbreviato e a porte chiuse come richiesto dalla difesa degli imputati, i legali del ragazzino disabile avevano ritirato la querela nei confronti degli imputati. I DIRITTI FONDAMENTALI - I pm, nel chiedere la condanna dei quattro imputati a pene comprese tra 6 mesi e un anno di reclusione, hanno spiegato che si tratta «non di un problema di libertà, ma di responsabilità». Secondo i pm, Google avrebbe avuto il dovere di «lanciare un servizio responsabile, che non può calpestare i diritti fondamentali». Google, secondo i pm, ha infatti tutto il diritto di fare impresa e di guadagnare, ma deve farlo in modo responsabile. «La tutela dei diritti fondamentali non può essere calpestata sulla base soltanto del diritto d'impresa». LA DIFESA - «L'azione di Google è pienamente legittima sulla base dell'ordinamento italiano». Lo ha affermato, rispondendo ai cronisti, l'avvocato Giuliano Pisapia, che difende gli imputati assieme agli avvocati Giuseppe Bana e Giuseppe Vaciago. «Nella requisitoria non sono stati trattati temi giuridici», sostiene Pisapia: la requisitoria è stata fatta dai pm sulla base «di quanto accaduto dopo i fatti contestati, pervenendo a conclusioni giuridiche del tutto infondate e a una richiesta di condanna basata su una responsabilità oggettiva». Dal punto di vista giuridico, invece, secondo l'avvocato, il comportamento di Google è «pienamente legittimo». Dopo la valutazione del giudice, secondo Pisapia, «emergerà l'insussistenza del reato». LE PARTI CIVILI - Si sono costituiti parti civili l'associazione «Vividown» e il Comune di Milano, che ha chiesto un risarcimento danni di 150 mila euro per danni patrimoniali e altri 150 mila euro per danni morali. L’associazione «Vividown» per quanto riguarda il risarcimento si è affidata invece alla valutazione del giudice. Il processo proseguirà il prossimo 16 dicembre con le arringhe della difesa. Per le repliche e la camera di consiglio per la sentenza bisognerà attendere il mese di gennaio. November 02 VERGOGNATI
l'uomo, 68 anni, aveva la fiducia della famiglia della donnaCostringe ragazza disabile ad abortire per 11 volte, arrestato imprenditore nel bareseLa vittima delle violenze, che oggi ha 33 anni, aveva 22 anni quando ha cominciato a subire gli abusi dell'uomoBARI - Con l'accusa di aver abusato sessualmente per undici anni di una donna affetta da un handicap psicofisico e di aver costretto la disabile ad abortire per undici volte, un uomo di 68 anni è stato arrestato dalla polizia in un comune del nord barese. Gli aborti sarebbero stati praticati quasi sempre in modo clandestino, anche in cliniche compiacenti. La vittima delle violenze, che oggi ha 33 anni, aveva 22 anni quando ha cominciato a subire gli abusi dell'uomo, che godeva della fiducia della famiglia della disabile. L'arrestato - a quanto si è saputo - abusava della ragazza in località di campagna dove si appartava con la sua automobile. DENUNCIA - È stata la mamma della disabile (che ha solo problemi psichici, non fisici) a denunciare nel marzo scorso alla polizia le presunte violenze subite della figlia. La donna ha raccontato ai poliziotti che la figlia frequentava da anni un imprenditore edile di Barletta di 68 anni, che oggi è stato arrestato in base ad un provvedimento restrittivo per violenza sessuale aggravata. L'uomo - a quanto è dato sapere - negli anni scorsi aveva conosciuto la ragazza perchè aveva nella città della donna alcuni cantieri edili.
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